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Ultimo aggiornamento: lunedì 22 giugno 2015

News 2012-01

 

Conferenza del 24 febbraio 2012

"La campagna di Russia del 1941-1943"

Conferenziere: Gen.B. alp. (Ris.) Tullio Vidulich

 

Alla commovente conferenza tenuta dal nostro Socio, Gen.B. degli Alpini Tullio Vidulich, sull'argomento "La Campagna di Russia del 1941-1943", erano presenti proprio tantissimi soci. 

Questa partecipazione massiccia sostiene concretamente l’impegno che tutto il Consiglio Direttivo del Centro ripone nella organizzazione e realizzazione di queste attività culturali volte alla rievocazione e divulgazione delle più significative pagine della nostra storia militare.

Alla chiara, completa ed efficace esposizione del Gen. Vidulich – che ha suscitato unanimità di consensi e viva commozione soprattutto quando è stata ricordata la tragica ritirata del Corpo d’Armata Alpino dal Don a Nikolajewka – sono intervenute, tra gli altri, alcune illustri personalità che hanno conferito particolare dignità e solennità alla manifestazione:

-     Il Presidente Emerito del Centro, il Cap.Freg.(A.N.) Ing. Giuliano Giacopini, la cui presenza è stata salutata con un caloroso e affettuoso applauso;

-      L’Ing. Guglielmo Maleci, di Milano, nipote del Cap. Giuseppe Grandi, Medaglia d’Oro al Valor Militare, della Divisione Alpina “Tridentina”, Battaglione “Tirano”, Caduto ad Arnautowo il 26 gennaio 1943. L’Ing. Maleci ed i suoi due figli, hanno letto alcuni significativi e commoventi brani tratti dalle lettere scritte dal Cap. Grandi ai suoi genitori dal Fronte Russo e da questi al figlio;

-      Il Socio Onorario, Prof. Dott. Christoph Hartung von Hartungen, di Bolzano, figlio di alpino della Divisione Alpina “Cuneense”;

-      Il Gen.C.A. (Ris.) degli Alpini Giuliano Ferrari, di Parma, già Comandante della Scuola di Guerra dell’Esercito;

-      Gli Alpini Prof. Luigi Melloni e Dott. Giovanni Vinci (Direttore de “L’Alpino Imolese”) che, con l’Alpino Franco Orselli, hanno pubblicato un pregevole volume dal titolo “Artiglieri Alpini”- 22^- 23^- 24^ Batterie gruppo Belluno", dedicato a tutti gli artiglieri e alpini della Divisione Alpina “Pusteria”, con una bellissima prefazione del nostro Socio Onorario Gen.B. (Ris.) degli Alpini Cesare Di Dato, di Como;

- Tanti altri Alpini, dei quali ci si rammarica di non ricordare i nomi, e l’amico Cappellano Militare Mons. Marco Giovannelli.

Una rievocazione, quella svolta dal Gen. Vidulich (che si può vedere nella foto qui a lato mentre espone i gloriosi fatti della Campagna di Russia) dagli alti contenuti morali e spirituali, oltre che storici e militari, in cui sono state ricordate tre purissime figure di Eroi: il Sottotenente dell’Arma del Genio Filippo Nicolai; il Capitano degli Alpini Giuseppe Grandi ed il Cappellano Militare del 3° Reggimento Bersaglieri, Divisione “Celere,” Don Giovanni Mazzoni, tutti decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare, le cui motivazioni sono state lette, tra la commozione dei presenti - perché i valori in esse contenuti vengano idealmente tramandati alle giovani generazioni – dal sedicenne studente liceale di Bologna, socio del Centro e amante della storia, Giacomo Canossa, che avrà, d’ora in poi, l’inestimabile privilegio di essere l’alfiere di un immenso patrimonio di valori da difendere in ogni momento e ad ogni costo.

Gli echi di questa conferenza si sono avvertiti anche nei giorni successivi. Tante sono state le manifestazioni di plauso che sono pervenute alla Presidenza del Centro. Eccone due, tra le più significative, che vengono riportate di seguito.

 

L’Ing. Guglielmo Maleci (nella foto qui a destra)ha avuto queste parole:

“Vogliamo ringraziarla, noi tutti, della squisita e cordiale accoglienza che ci avete riservato.

Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore la commozione e l’atten-zione che i presenti alla conferenza hanno vissuto con noi nel ricordo della eroica figura dello zio, Cap. Giuseppe Grandi.

Sono momenti che segnano l’animo e restano indelebili nella memoria.”

 

Il Gen.B. degli Alpini Cesare Di Dato, al quale avevo inviato i brani delle lettere del Cap.Grandi, si è così espresso:

Le lettere de Capitano Grandi: interessanti; completano il quadro che si è formato negli anni attraverso tutte quelle scritte dal soldato al generale, raccolte in decine di libri. Esse delineano il carattere e la personalità di quel superbo esponente dell’alpinità, tipico comandante alpino, dedito alla Patria, ai Suoi soldati (lo testimonia il suo volerli ascoltare in punto di morte mentre intonavano la nota canzone), ai Suoi familiari, ponendo in mostra anche una vena di umorismo che induce al sorriso, se ciò non fosse irriguardoso verso la Sua memoria.

Le lettere del Padre: quanta angoscia con il passar dei giorni ! Lo immagino, anziano, ma non vecchio (Grandi era del ’14), attanagliato dall’ansia ma mai preda dello sconforto. Anche Lui un esempio.

Dimmi che sono un debole, ma leggendo quelle righe avevo le lacrime agli occhi. Poveri genitori: quali ore tremende avranno passato ! Terminata la lettura ho capito quale occasione, irripetibile, ho perso: ho provato un grande rammarico nel non conoscere e ascoltare le parole dell’Ing. Maleci.

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In considerazione della particolare rilevanza conferita alla bella serata, già di per sè pregevolissima per "l'accurata ed accorata" esposizione del Gen. Vidulich, dalla presenza dell'Ing. Guglielmo Maleci, nipote del Cap. Grandi, si ritiene opportuno fare un importante seguito a questa "News" citando proprio l'intervento del Ing. Maleci.

 

"Sono il nipote del cap. Grandi, mia mamma era la sua unica sorella, e dopo la sua morte, avvenuta nel 2008 all’età di 96 anni, sono divenuto il custode della medaglia, dei documenti e dei ricordi di mio zio. Ho voluto quindi rileggere le lettere spedite dal Cap. Grandi ai genitori dal fronte del Don ed ho trovato anche alcune lettere, ancora chiuse, spedite da suo padre Ciro e restituite perché giunte dopo la sua morte.

        Mi sono venute in mente, in quel momento, le parole del Beato Don Gnocchi, che nel suo libro “Cristo con gli Alpini” dedica un capitolo proprio alla importanza, per un soldato, della corrispondenza, ricevuta e spedita, con i suoi cari.

        Voglio dirvi, a proposito di Don Gnocchi, che sono sicuro che il Cap. Grandi e il cappellano Ten. Don Gnocchi si conoscessero ed avessero, anzi, un fraterno rapporto fatto di comuni sentimenti, otre che di stima reciproca. Mi ha confermato questa convinzione il fatto che, nel suo libro, Don Gnocchi, pur raccontando tanti momenti vissuti tra i suoi alpini, solo del Cap. Grandi fa il nome descrivendo l’episodio della sua morte.

        Ho quindi riletto queste lettere, aprendo quelle ancora chiuse con una certa trepidazione, ed ho trovato in esse un toccante esempio di come i parenti dei soldati coinvolti nella ritirata di Russia vivessero quei momenti.

        Vorrei proporvi una breve rassegna di alcune significative frasi tratte dalle lettere, senza commentarle, lasciando a voi e alla vostra sensibilità il compito di scoprire quanto di fatica, di sofferenza e di pena, si possa scorgere, nascosto tra bugie e mezze verità, necessarie anche per superare la censura che vietava di dare notizie dettagliate con nomi di persone e di luoghi, dette talvolta con ironia nell’intento di mitigare la preoccupazione dei genitori lontani."

 

Lettere del Cap. Giuseppe Grandi ai familiari

 

1942

1 agosto Qualche volta scrivere è un po’ difficile perché se uno ha la penna non ha la carta e viceversa e se ha tutte e due non ha tempo…..

 

6 agosto Della Russia non ho ancora ben capito: carri armati che sembrano villini e stabilimenti che durano per dieci o venti chilometri, sfilate di ciminiere e di serbatoi e poi case costruite con sterco di vacca e paglia e la gente indietro per lo meno di 100 anni

 

30 agosto Siamo sul settore centrale.

                C’è poco di bello….. di bello ci sarà molto quando questa terra potrà essere coltivata come si deve: qui il grano cresce per conto suo e nessuno si cura di raccoglierlo.

                      L’aviazione tedesca funziona bene davvero…

 

7 settembre Attualmente siamo qui sul Don.

 

18 settembre Attualmente la mia compagnia è stata messa di rincalzo dopo un mese di caposaldo in contatto non troppo amichevole coi russi. Le solite cose che capitano in simili circostanze, cioè botte e ribotte ecc. Molte medaglie alla compagnia, anche una d’oro, alla memoria, per un alpino.

                     Certo questi russotti hanno armi e fegato in abbondanza, manca loro l’inquadramento dei piccoli reparti e il senso della manovra spicciola. Dove sanno che c’è una mitragliatrice ci si buttano contro mentre potrebbero benissimo girare dietro.

                     Così il tempo passa ottimamente malgrado il sonno che va a farsi benedire e il cognac della sussistenza che ricorda l’acido solforico e il cianuro di potassio.

                    Tra poco ci muoveremo da qui, ma di montagna non se ne parla, e ciò per i ….. logici impieghi delle truppe cosiddette alpine.

 

14 ottobre Attualmente stiamo spostandoci pedon pedoni per portarci sul nuovo settore….

                     Le tende le piantiamo adesso che siamo in marcia. In linea logicamente non si piantano vasti tendoni muniti di tutte le comodità, ma sono preferibili e molto più igienici delle buche fatte in terra. Spero che tra una diecina di giorni saremo al posto…..

                    Tutto quindi procede regolarmente. Vi prego di non leggere i resoconti dei giornalisti che dicono tutti delle pietose fesserie.

 

26 ottobre Siamo in viaggio per il nuovo fronte…

 

28 ottobre Siamo sistemati da qualche giorno in un paesucolo in attesa di prendere posizione. Non vedo l’ora di tornare in trincea perché mi sono convinto che quello è il posto più tranquillo perché nelle retrovie, appena uno si è sistemato in un posto meno lercio degli altri arrivano ufficiali di tutte le razze protestando perché quel posto è prenotato, o per la sussistenza, o per il genio, o per metterci i pedalini del colonnello. Almeno in linea si può essere sicuri che nessuno viene a romper le scatole, anzi, tutti spariscono…..

                     Anche i pidocchi sono dei simpaticoni, raggiungono delle dimensioni impressionanti, ma hanno un buon carattere.

                     La vecchia zia Anita mi ha scritto alate parole sul fiume Don, mi ha commosso molto e ho pianto tutto un pomeriggio..

 

14 novembre Da dieci giorni sono sulle nuove posizioni e non posso scrivere molto spesso perché c’è molto da lavorare per la sistemazione per l’inverno ecc.

                     Di colpo, nello spazio di 5 minuti, dico cinque minuti, è arrivato l’inverno. Pioveva a tutto andare quando si è visto di colpo l’acqua gelare sugli alberi, sul naso, sui baffi. “Fatto”.

                     Le sistemazioni sono buone e robuste. Siamo al margine di un paesotto abbandonato e semidistrutto e quindi materiale non manca. I russotti non danno eccessivamente noia e anche loro pensano a prepararsi per svernare, salvo a mandarci giornalmente una buona dose di proiettili di ogni tipo.

 

22 novembre Fronte calmo, almeno nel mio settore. Sempre molto da lavorare per la sistemazione invernale. Ho messo su un discreto baracchino sotterraneo dove ho persino un micione e 1857 topini.

 

28 novembre Topi sempre in abbondanza ma l’appetito del micione si mantiene formidabile.

                    Sempre moltissimo lavoro a scavare, scavare, ricoprire poi scavare più in là e più in qua.

 

17 dicembre Da ieri la mia compagnia, dopo un periodo un po’ lungotto in verità, è stata messa di rincalzo. Quindi si può stare un po’ più in tana e soprattutto con un puntino di tranquillità in più. E’ andato tutto bene e ce la siamo cavata abbastanza a buon mercato. I russotti sempre in gamba.

                     Non dovete pensare ad eccessivi disagi perché siamo stati in linea e siamo tuttora nei pressi e dentro un grosso paese russo (di roba in piedi non c’è niente) ma di materiali ci si può ricavare molto per fare baracchini e sotterranei. Ho perfino una vasca da bagno.

                     I pidocchi non ci sono più ed hanno ceduto il posto ai topini. Questi si trovano dappertutto, nelle tasche, nei calzoni, e non di rado dentro le fodere dei vestiti.

                     Prima, dato che avevo alle mie dipendenze un fronte barbino, diabolicamente barbino, di ben quattro chilometri, dovevo girare di qua e di là giorno e notte, ma attualmente siccome siamo riuniti ho più compagnia e si può fare anche partite e scopone, anche se i russotti sono sempre a tiro di schioppo.

 

Serie di cartoline con “Tutto bene”

 

1943

 

5 gennaio Vi scrissi l’ultima volta che ci avevano mandato a riposo. Non dire trenta se non ce l’hai poi nel sacco tant’è vero che alla sera stessa eravamo di nuovo in linea.

                     Non dovete pensare a eccessivi disagi perché in verità non sono mai stato così di buon umore come quassù.

 

Con questa pietosa bugia, detta al solo scopo di tranquillizzare i genitori lontani, si conclude l’ultima lettera che il Cap. Grandi poté scrivere dal fronte russo.

 

Lettere di papà Ciro al Figlio Giuseppe Grandi (Pinao)

 

 

 

1943

 

 

1° gennaio Il primo scritto di quest’anno che io traccerò deve essere per te che sei il mio più caro pensiero.

 

9 gennaio      A dirti che non siamo punto in pensiero diremmo una bugia. Il tuo ultimo scritto data del 15 dicembre, cioè 24 giorni orsono; un po’ troppo!

                     Devi persuaderti che a questa grande distanza a cui ti trovi il sentire dai bollettini e dai cronisti di guerra come i nostri valorosi soldati sono continuamente impegnati (e gli alpini sono spesso menzionati) è una cosa che ci fa stare in pensiero specie quando il tuo silenzio si prolunga troppo.

 

19 gennaio     Pochi giorni fa abbiamo ricevuto il tuo telegramma di Natale.

 

20 gennaio     Stamani abbiamo ricevuto la tua cartolina del 29 dicembre dove ci dicevi che tutto va bene.

 

24 gennaio   Qui i bollettini e la stampa annunciano grandi combattimenti su tutto il fronte russo, puoi immaginare quanta trepidazione sia in noi. Scrivici per carità, scrivici più che puoi perché così è un brutto vivere.

 

Il 26 gennaio, nella battaglia di Arnatuowo il Cap. Grandi fu ferito e morì il giorno seguente

 

2 febbraio     La tua ultima cartolina con tutto bene data dal 29 dicembre. Perciò comprendi che ansia viviamo, e ti scongiuriamo anche una sola riga mandacela sempre e continuamente che valga a farci stare un po’ più tranquilli. La nostra fede in Dio è grande e questo ci fa sperare sempre al meglio.

 

5 febbraio     Non ti so dire le ore di pena che stiamo trascorrendo specialmente da ieri quando un comunicato tedesco esalta l’eroismo degli alpini italiani ponendo in particolare risalto l’azione della tua Divisione la “Tridentina”. Poi diceva che il 26 gennaio una divisione nemica tentava nuovamente di sbarrare il passo alla colonna della Tridentina ma veniva sbaragliata in una lunga e accanita battaglia durata molte ore e dove cadeva il gen. Cesare Martinat.

 

6 febbraio     Con che trepidazione d’animo si viva non te lo so descrivere! Attendiamo con penosa ansia un tuo scritto che porti almeno data posteriore al 26 gennaio u.s. perché la stampa ci ha fatto apprendere le valorose gesta della tua magnifica Divisione.

 

25 febbraio    Ma lo sai che viviamo ore tristissime? Il tuo silenzio ci addolora oltre ogni dire tanto più perché sappiamo che ciò non dipende da te ma dai gravi e terribili eventi in cui ti sei trovato e ti trovi tuttora.

                     Oh, mio Pinao, (Così era famigliarmente chiamato il piccolo Giuseppe) dove sei ora? Quanta pena nell’animo mio e in quello della mamma: non facciamo che pregare; tutti ci infondono coraggio e vogliamo averlo! Ti giungerà questa lettera?



 

LE PRIME RICERCHE

 

All’arrivo dei primi reduci dalla Russia iniziano le ricerche da parte dei familiari per avere notizie.

 

Papà Ciro si rivolge agli ufficiali con cui aveva rapporti personali per pregarli di informarsi presso i vari comandi, la sorella Anita si reca il 17 febbraio all’ospedale militare di Baggio presso Milano dove incontra il cappellano militare Ten. Padre Corsara.

 

Dice nella lettera che invia ai genitori:

Lo conosce benissimo; è suo amico. Mi ha parlato tanto di lui. Mi ha detto che durante tutta la ritirata da 17 al 26 gli è stato vicino ed ha avuto occasione di parlargli tante volte. L’ultima volta che l’ha visto è stato nella mattina del 26 gennaio, poi vi fu il grande attacco, la colonna della divisione si allungò molto, si suddivise, e da allora perse di vista il nostro Pinao.

Il cappellano salutandomi mi disse: <<Coraggio e pazienza>>.

Mi ha detto che Pinao si era interessato per arredare una chiesetta che volevano erigere sul fronte, e che era riuscito col suo gusto e le sua passione artistica a mettere insieme tutto il necessario. Mi ha detto che la domenica precedente, il 24 gennaio aveva fatto la comunione proprio alla 46°. Compagnia, quella di Pinao.

Abbiate fiducia, non disperate mai e siate forti e sereni in quest’attesa. Mi ha detto che Pinao aveva passato momenti terribili anche prima; che era stato sotto una pioggia di bombe e che la Madonna l’aveva sempre aiutato e protetto.

 

Le prime notizie, testimonianze da reduci e colleghi, che confermano la tragica ed eroica morte del Cap. Grandi arrivano ai familiari intorno alla metà di marzo.

Il Cap.le Magg. Angelo Canolini dall’ospedale di Cortona, (10 marzo); il M.llo Vittorio Sodi dall’ospedale di Pisa (10 marzo); il Ten. Pietro Talucci dall’ospedale di Montecatini (9 marzo); il Serg. Luigi Posterla dall’ospedale di Castagneto Carducci (11 marzo); gli alpini Mario Galuzzi e Ludovico Ambrosioni dall’ospedale di Salso Maggiore confermano, anche con particolari dettagliati, la morte del Ten. Grandi il giorno 27 gennaio per la ferita riportata nella battaglia del giorno precedente.

La conferma ufficiale in un telegramma comunicato del Comando Militare della zona di Firenze del 2 giugno ’43 che trascrive un telegramma del Ministero della Guerra pervenuto a quel Comando due mesi prima (il 3 aprile).

 

Testimonianza di Nuto Revelli, collega del Cap. Grandi sul fronte russo nella 46° Compagnia del Battaglione Tirano, (autore del “Mai tardi” nel quale definisce il Ten. Grandi “il miglior comandante che abbia mai conosciuto”)

 

Lettera al papà Ciro scritta il 25 marzo 1943.

Oggi sento la necessità di dirvi che vi sono tanto vicino in questo grande dolore: ero legato a vostro figlio da un sincero affetto accresciuto dalla comune vita di sacrificio e di pericolo trascorsi assieme. Tutti ammiravano il bravo Grandi, comandante tanto coraggioso quanto generoso e la sua fermezza ed il suo esempio tante volte aveva dato forza a noi tutti.

Io non lo dimenticherò mai. Il destino ha voluto che il giorno 26 un cappellano disperso, mentre la colonna del traino marciava con molti feriti, si avvicinasse spontaneamente alla slitta del caro Grandi e benedisse la sua anima. Anche dal lato sanitario ha avuto tutta l’assistenza possibile consentita dalle particolari circostanze: purtroppo soltanto un intervento chirurgico immediato avrebbe potuto dare possibilità di salvarlo. Si trattava di ferita addominale da pallottola con lesione interna. E’ stato assistito con affetto fraterno da noi tutti. Vi sia di conforto l’apprendere che non avendo possibilità di seppellirlo nella giornata della sua morte, (spirò serenamente verso le 7 del giorno 27/1) nonostante le gravi difficoltà di trasporto, la sua cara salma fu portata con noi fino al mattino successivo: era troppo grande l’affetto e l’ammirazione che ci legava a lui e non ci pareva vero che la morte ci avesse diviso per sempre privandoci di un tanto valoroso comandante e di un così grande amico. Lo seppellimmo con i pochi rimasti nelle prime ore del mattino del 28 gennaio.

 

Concludo con alcune note biografiche, scritte dalla mia mamma Anita, per lasciare a i figli e ai nipoti il ricordo dello zio:


Allo scoppio della guerra fu mandato sul fronte occidentale dove partecipò ad alcune azioni che lo lasciarono molto perplesso sulla crudeltà e assurdità della guerra.

Mi raccontò che ebbe la percezione di quella assurdità vedendo in una trincea un ufficiale francese caduto che aveva in mano una lettera d’amore scritta alla sua ragazza.

Un episodio: sul Monte Bianco un suo alpino rimase ferito e lui se lo caricò sulle spalle portandolo a valle con un lungo percorso. Era forte come un leone, così dicevano i suoi alpini, che lo amavano e che lui amava.

E poi a Rivoli (TO) il 5° alpini si preparò alla partenza per la Russia nella primavera del ’42 e nell’estate di quell’anno venne a salutare i genitori e la sorella Anita a Firenze e fu l’ultima volta che lo videro.

Eppure anche nella sofferenza e negli orrori di una guerra tremenda e nelle situazioni disumane (testimoniate dagli scritti di Nuto Revelli, Giulio Bedeschi, Mario Rigoni Stern, Don Carlo Gnocchi e tanti altri che vissero quella tragedia) la mente e il cuore di mio fratello seppero sempre ascoltare la voce della natura e scoprirne la bellezza come testimonia questo brano di una sua lettera scritta dal fronte del Don.

Ogni filo d’erba, ogni sterpo si è coperto di gelo. Sono meravigliosi fiori e filigrane e perle di ghiaccio iridescenti. Sotto il vento ogni stelo vibra come una corda tesa. Pare allora che passi nel silenzio la grande voce della natura e lasci, sospesi nell’aria sonora, gli accordi di una fantastica orchestra di fate e giganti.”